domenica 24 luglio 2016

Tempi comici




La mia agente me lo diceva sempre alla vigilia di un'esibizione: «Bernie, il tuo problema sono i tempi comici. Troppo, troppo lunghi. Una buona battuta dovrebbe essere come un'eiaculazione precoce: durare pochi secondi, per poi ridere di te subito a ruota».

Davvero esilarante, Doris; potresti quasi aprirmi gli spettacoli.

***

Ogni buffone che si rispetti ha una minima resistenza all'apnea: quando per mestiere si ricevono torte in faccia, è normale che ogni tanto della panna intasi il naso.
«Mmmm...mmgh!»
Quando però c'è una mano a tenere la testa immersa in un catino d'acqua saponata, quella è tutta un'altra storia.
«Il boss si è espresso, Roschovic. Non fai ridere».
A parlare è Arthur Chester Lennox, in arte Roddy Redneck, rodeo clown e braccio destro del Mimo.

Jesterville, Georgia.
Se c'è una cosa che lì prendono davvero sul serio, è l'umorismo: chiunque faccia soldi strappando una risata, pagliacci a noleggio, vignettisti satirici, persino chi vende barzellette per una dose di eroina, lo fa condividendo i profitti con la mafia circense; e chi sgarra finisce a raccontare freddure ai pesci. 
Freddato.
Ahah.
Mai prendere alla leggera una decisione della mala; quando il Mimo licenzia, è per sempre: faccia spinta a forza in una bacinella di detergente, e il trucco viene cancellato; bandito dagli ambienti dello showbiz.
Ogni ulteriore tentativo di far ridere denota solo masochismo e una forte propensione al suicidio.

***

Bernardt Roschovic, ex-pagliaccio, è ora impiegato nell'agenzia funebre Trapasso sereno, che lui ha ribattezzato Che spasso il trapasso; uno scherzo che, per motivi di sopravvivenza, non può condividere con nessuno.
Ha appena staccato dal lavoro e sta accompagnando il piccolo Timmy, suo figlio, a una visita pediatrica.
«Ehi campione, il calendario mi ricorda che manca poco al grande giorno. Dieci anni, accidenti! Stai per diventare un uomo; hai già deciso che regalo vorresti per il tuo compleanno?»
«Te l'ho detto, pa'! Mi piacerebbe tanto rivedere un tuo spettacolo; le tue gag mi fanno sempre scompisciare».
Questo è uno dei momenti peggiori per Bernie: non poter esaudire il desiderio del figlio, l'unico che lo abbia mai trovato divertente, a causa dei trascorsi con il Mimo e la sua ghenga.
«Certo... certo... Sentiamo cosa dice tua madre».

***

Durante gli spettacoli, Bernie Naso Rossovich era solito recitare una battuta:
Il paziente torna indietro nello studio del medico: «Cos'ha detto che ho, dottore? Capricorno?»
«No. Cancro».
Nessuno ha mai riso.
Ora Bernie sa perché.
«C'è nulla che possiamo fare?» chiede il padre al dottor Sanders, specialista in medicina e oncologia infantile, lanciando occhiate al figlio che s’annoia in sala d’attesa.
«Mi dispiace, Mr. Roschovic. I malati a questo stadio nel 99,8% dei casi non arrivano alla fine dell'anno».

***

Toc toc.
«Bernie, amore, ti prego rispondi. È da quando siete tornati dall’ospedale che sei chiuso dentro quel vecchio camerino. Hai persino saltato la cena. C’è qualcosa che non va? Cos’ha detto il dottore?»
Si apre uno spiraglio e la testa del marito fa capolino nel corridoio: «Scusa, tesoro. Non ti preoccupare, va tutto bene: sto solo rispolverando il mio vecchio costume per la festa di compleanno di Timothy. Vai pure a letto; arrivo subito».
Richiusa la porta, Bernie crolla a terra in lacrime, trascinandosi fino alla poltrona dove ad attenderlo c’è una bottiglia mezza svuotata di Wild Turkey.
Passa la notte così, insonne, a contemplare i cimeli della sua vecchia vita e a cercare nell’alcol il coraggio per tirare fuori le palle e fare ciò che è necessario.

***

«... ed è per questo che sono qui a chiedervi, a supplicarvi, di fare uno strappo alla regola e concedermi un’ultima esibizione: vi prego, datemi la possibilità di vedere mio figlio sorridere ancora, prima che la morte me lo porti via».

Popipopipopi

Di origine algerina, il Mimo è cresciuto come piccolo furfante nelle banlieue parigine. Ha perso l’uso della voce in riformatorio, dove agli infami vengono tagliate le corde vocali affinché non possano vuotare mai più il sacco. Una tale mutilazione lo ha obbligato a farsi strada nel mondo penitenziario con la sola forza della propria gestualità: muta, violenta ed estremamente instabile. Dopo aver conseguito un diploma in arti circensi si è trasferito oltreoceano, per deflorare giovani metropoli vergini con attività delittuose e ingravidarle col suo seme corrotto, così da far crescere sano e portare a completa fioritura il proprio impero di risate, ricatti e corruzione.
In cima alla piramide della mala non è necessario saper parlare; al Mimo basta la trombetta bitonale che porta sempre con sé. È l’unico mezzo con cui si esprime; nei bassifondi di Jesterville si racconta ancora di come abbia pestato a sangue una spogliarellista per aver ridacchiato del ritmo sincopato delle sue strombazzate durante una monta da dietro.

Popipopipopi

«Hai sentito il boss». Fa da portavoce Roddy Redneck, che è a tutti gli effetti il suo braccio armato e secondo in comando: «E conosci la prassi: se vuoi un favore, siamo disposti a venirti incontro. Ma c’è una condizione,» e il volto infarinato di Lennox si deforma in un ghigno crudele. «Devi riuscire a farci ridere. Ora. E hai un solo tentativo».

***

La chiesa è vuota.
A parte l’altare, dove un padre devastato è inginocchiato di fronte alla piccola bara bianca, dove riposa il suo piccolo Timmy, il volto sereno che sembra quasi dormire.
Passi lungo la navata centrale.
«Volevo solo che sorridesse un’ultima volta». La voce di Bernardt Roschovic è un sussurro quasi inudibile, come se quella frase fosse più una rassicurazione per sé stesso che una giustificazione.
Clap clap clap
Le mani guantate di Arthur Chester Lennox applaudono, il rimbombo percorre i banchi di legno, riempiendo l’aria immobile.
«Volevo solo che sorridesse per l’ultima volta!». Il padre si alza in piedi, furibondo, urlando tutta la propria rabbia ai santi dell’altissima volta affrescata.
«E lo hai fatto», gli risponde Roddy Redneck, estraendo qualcosa dalla tasca interna della giacca firmata. «Nonostante il nostro divieto. Ero presente, ricordi? Hai avuto la tua occasione e hai fallito miseramente: la barzelletta che hai raccontato era patetica. Un insulto alla professione. Avremmo dovuto farti fuori lì, seduta stante. Ma sono qui a porre rimedio: non importa quanto lunghe siano le nostre scarpe; pestare i piedi ai pagliacci è un errore che si commette una volta sola».
Il suono del proiettile in canna sembra fermare il tempo per un lungo, interminabile istante.
«Ultime parole?» chiede Lennox, mentre punta il revolver alla schiena di Bernie.
La testa è china, a fissare ancora il viso del figlio, ma le sue parole sono ferme, senza paura, mentre lo accarezza con amore: «Sai? La mia agente me lo diceva sempre alla vigilia di un'esibizione: Bernie, il tuo problema sono i tempi comici».
Il volto dell’ex-clown si solleva di scatto, truccato, di nuovo, con la vecchia maschera di scena.
Troppo, troppo lunghi.
Arthur Chester Lennox sta per premere il grilletto, ma il suo dito trema.
Trema insieme a tutto il braccio, e alle spalle, scosse da improvvisi singulti ilari.
«... e l’elefante gli risponde: quella non è la mia proboscide...»
Ha capito solo ora e sta ridendo.
Ride, e non riesce a fermarsi.

***

La mala del sorriso. Una risata li seppellirà.
di Ozymandias Smith

Jesterville, Georgia.
Le forze dell’ordine hanno rinvenuto questo pomeriggio, in un motel fuori città, il corpo senza vita di Reneeè Deveraux, noto ai media con lo pseudonimo de il Mimo, sedicente zar criminale della mafia circense.
Il ritrovamento è avvenuto in seguito a una chiamata al 911 da parte di un’addetta alle pulizie, che preferisce mantenere anonima la propria identità; dalla registrazione della telefonata è possibile ricavare alcuni degli inquietanti dettagli che circondano la vicenda: la donna, attirata nel bagno della camera da una fastidiosa raffica di claxon, ha scoperto il cadavere di Deveraux all’interno della vasca colma d’acqua, completamente nudo a esclusione del volto, ancora imbiancato di cerone e contratto in una grottesca smorfia di esagerato divertimento.
Nel referto autoptico, il medico legale ha dichiarato di aver riscontrato segni insoliti di attacco cardiaco associati ad asfissia, che identificherebbero il decesso come un raro caso di morte da risata. 

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